Appunti di “Educare il linguaggio sociale”

“BUONGIORNO, BUONGIORNO, IO SONO”

EDUCARE IL LINGUAGGIO SOCIALE

Mercoledì scorso, 27 febbraio 2013,
ho avuto la possibilità di seguire un interessante incontro
tenuto presso la Scuola dell’Infanzia di Monteortone.

Scrivo per condividere alcune riflessioni personali
sul ruolo di noi genitori nell’educazione al linguaggio sociale,
nate dall’ascolto di Suor Eddi.

  1. AIUTARE I BAMBINI A MATURARE NELLA PROPRIA INDIVIDUALITÀ. Lo sviluppo sociale significa scambio tra individualità percepite separate e distinte l’una dall’altra. La comprensione di sé procede parallelamente con la comprensione degli altri e sono questi i requisiti indispensabili per la socialità. Penso che fin dalla nascita si vedono delle differenze di carattere e di modo di essere con gli altri. La grande sfida è aiutare i nostri figli a maturare la propria individualità e dove è necessario, a plasmarla, per renderla capace di capire l’altro e l’umanità che porta con sé. Guardo con gioia alle amicizie dei miei figli e a volte mi pare impossibile che, così piccoli, sperimentino già relazioni significative.
  2. L’IMPORTANZA DI LASCIARE: Lasciare andare, lasciar fare. Non nel senso negativo di lasciar correre o tralasciare, ma nel senso di lasciare lo spazio di essere e di esprimersi nella propria differenza individuale. Ho pensato ai miei figli e alla loro diversità, alla fatica di dar loro fiducia, a ciascuno per quello che è per quello che è in grado di proporre agli altri (uno più introverso, l’altra più esuberante).
  3. L’IMPORTANZA DI DARE DEI LIMITI. Sembrerebbe un’idea in contrasto con il lasciare (essere ed esprimersi), ma spesso la sfida per noi genitori è proprio saper dare dei limiti senza schiacciare i nostri figli. Nel vivere un limite un bambino, come anche un adulto, sperimenta che oltre a lui ci sono degli altri e vive un grande momento di interazione sociale.
  4. VALORIZZARE: Non aver paura di valorizzare, di proporre modelli positivi. La parola usata da un bambino per comunicare va incoraggiata. Non si deve anticipare il bambino, ma dargli sempre la possibilità di iniziare ad esprimersi, ciò lo può aiutare anche a controllare le proprie emozioni e i rapporti con gli altri. Ho pensato a quando mio figlio portava a casa dalla biblioteca del nido quasi ogni settimana il libro “La rabbia”, quasi volesse esorcizzare la fatica di comunicare; ho pensato a mia figlia che morde i libri finchè non ti fermi con lei a leggere e a farle finire le frasi della storia, e mi sono chiesta quante volte le mie parole anche non dette abbiano fermato le loro.
  5. Una concetto difficile: “FAVORIRE L’AGENTICITÀ“. Confesso che non conoscevo il significato della parola agenticità e che tramite l’esempio pratico della presentazione non l’avevo capita del tutto. Una volta a casa, l’ho cercata in internet: “L’agenticità umana è la capacità di far accadere gli eventi a seguito delle proprie azioni e di esercitare controllo sulla natura e sulla qualità della propria vita”. Mi è sembrato un grande concetto, perché purtroppo viviamo spesso in una società in cui subiamo gli eventi e diamo una qualità modesta alla nostra vita. Aiutare i nostri figli a capire che devono essere protagonisti consapevoli delle proprie relazioni e del modo con cui interagiscono con gli altri mi sembra un’idea davvero importante.
  6. VIVERE. Nell’ultima parte della sua relazione Suor Eddi ha fornito una “lista di competenze sociali”, atteggiamenti positivi per vivere con gli altri. Tra queste competenze: formulare domande in profondità, ascoltare, risolvere i conflitti, accettare le differenze, includere tutti, dire grazie, controllare l’ira. Sono concetti importanti per i nostri figli, ma anche per noi adulti, perché credo che i nostri figli imparino da ciò che ci vedono vivere.

Un grazie di cuore a Suor Eddi per il tempo di riflessione che ci ha dedicato!

Alessandra (mamma di Lorenzo ed Anna)

 

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