Echi sugli incontri per genitori: parte 2

Cari genitori, il periodo estivo a volte ci dona qualche piccola opportunità in più, di tempi di lettura, ecco perché desideriamo condividere alcuni interessanti echi degli incontri formativi avvenuti durante l’anno scolastico.

Incontri del 26 marzo 2014 e del 31 marzo 2014 “Per Educare ci vuole stile”.

Quando ho ricevuto il volantino della Scuola con indicati i tre incontri organizzati per il mese di marzo 2014, avevo inizialmente pensato di partecipare, per una serie di motivi, non ultimo la stanchezza della sera, solo al primo relativo alla comunicazione e allo sviluppo ed i disturbi del linguaggio”.

Poi, però, io e mio marito Stefano abbiamo ritenuto che il tema degli altri due incontri fosse così importante per cui non era proprio possibile mancare.

Ho sempre ritenuto e, continuo a farlo, che “Educare” sia uno dei compiti più difficili per i genitori: primo perché l’azione educativa risente (a differenza di quella esercitata da altri soggetti come possono essere, ad esempio, gli insegnanti) necessariamente del vincolo filiale e, quindi, espone maggiormente a commettere errori; in secondo luogo perché i possibili errori non si ripercuotono sull’adulto che educa ma sul bambino con tutte le conseguenze che ne derivano.

Tale ultimo concetto è stato affrontato, fin da subito, dalla relatrice Paola Ornaghi che ha insistito molto sul “dato di fatto” che “il bambino di oggi è l’uomo di domani”: quello che noi trasmettiamo ai nostri figli oggi, farà parte del loro essere domani.

Questa importante verità aiuta a comprendere il perché dobbiamo ricercare uno stile educativo genitoriale “efficace”, riflettendo sugli atteggiamenti e comportamenti che favoriscono risultati educativi.

Le indicazioni forniteci dalla relatrice Paola Ornaghi, nel corso delle due serate, volevano essere degli spunti, molto interessanti e oltre che utili per delle riflessioni personali.

Con il verbo Educare si indica il “processo attraverso il quale la persona progredisce, migliora e realizza le sue potenzialità”: il genitore ha, quindi, il compito di dare impulso a questo processo e condurre il proprio figlio attraverso il percorso formativo che attiene tutte le dimensioni della domanda educativa, nessuna esclusa (le ricordo brevemente: la dimensione corporea che riguarda lo sviluppo armonico del corpo attraverso l’acquisizione di buone abitudini di salute; la dimensione emozionale relazionale che riguarda l’ambito dell’intelligenza emotiva che necessita di specifica educazione per poter gestire le proprie emozioni, controllarle, riconoscere quelle altrui e gestire le relazioni; la dimensione cognitiva razionale che riguarda la crescita delle capacità intellettive del ragionamento e del pensare; la dimensione volitiva e del carattere che riguarda l’educazione del carattere e, quindi, la capacità di agire con perseveranza e sistematicità secondo le scelte compiute, passare dal pensare al decidere in base ai valori di riferimento; la dimensione motivazionale e valoriale e cioè la capacità di scegliere il bene e di essere motivati a perseguirlo e la dimensione spirituale e religiosa che riguarda la crescita interiore dell’uomo e, quindi, anche la cura della fede).

É fondamentale che, nell’azione educativa tra genitore e figlio, venga adottata una modalità corretta di comunicazione e cioè quella c.d. “complementare” ossia con ruoli chiari, specifici e differenti: il genitore è in posizione “up” ed il figlio in posizione “down.

Attenzione a non sottovalutare l’importanza di questa modalità perché il genitore che la utilizza correttamente, genera nel bambino il concetto di “ruolo” e, a sua volta, il bambino avrà ben chiaro che modalità di comunicazione adottare a seconda dei soggetti con cui si relazionerà (coetanei, insegnanti, ecc..).

Lo stile educativo genitoriale è l’insieme degli atteggiamenti di mamma e papà che creano un clima emotivo e che si traducono in comportamenti specifici al fine di ottenere dei risultati educativi. Le tipologie di stili educativi (stile autoritario, stile permissivo, trascurante – rifiutante e stile autorevole) variano a seconda della dimensione miscelata di due elementi fondamentali quali il “controllo” ed il “supporto”.

Più vi è equilibrio tra la dimensione del controllo e quella dell’affetto/supporto più lo stile è efficace.

Analizzando una serie di stili educativi (i più comuni) abbiamo potuto constatare che tale equilibrio si realizza nello stile autorevole in cui il genitore:

– ha idee chiare sul tipo di regole da dare ai figli (differentemente dallo stile permissivo ove il bambino è completamente libero senza limiti e regole);

– si interessa al bambino e richiede risultati adeguati alle sue capacità (differentemente dallo stile trascurante-rifiutante ove il genitore non ha alcun controllo dei figli non chiede nulla a loro non fornisce né sostegno né affetto);

– mostra i suoi sentimenti in modo autentico e rispetta i desideri del bambino, dà spiegazioni per le decisioni che assume (differentemente dallo stile autoritario);

– accetta incondizionatamente il bambino ma non sempre approva il suo comportamento;

– sa dire di no al bambino;

– manifesta fiducia verso sé stesso e verso il bambino;

– sa essere assertivo, gli obiettivi sono decisi insieme e viene promosso lo scambio tra genitore e figlio.

Questo stile educativo fa sviluppare nei bambini un’autostima adeguata: il bambino cresce fiducioso nelle proprie capacità e consapevole dei propri limiti, sviluppa senso critico e buone capacità di adattamento, sa cooperare e rapportarsi con i coetanei in maniera adeguata, è motivato rispetto agli obbiettivi che vuole raggiungere.

Lo stile autorevole aiuta il bambino a diventare quello che è e non quello che i genitori vorrebbero.

Quanto esposto da Paola mi ha fatto riflettere su come sia facile, nel vivere quotidiano, utilizzare anche solo alcuni aspetti degli altri stili educativi esaminati quali “autoritario, permissivo, trascurante-rifiutante, iperansioso, iperprotettivo, ipercritico, perfezionistico ed incoerente”; a tal proposito ho ritenuto particolarmente utili gli esempi pratici per cercare di evitare di porre in essere comportamenti (negativi) tipici di questi stili.

Uno dei punti di forza dello stile autorevole sono i limiti e cioè l’uso dei “no”.

Se da un lato i “no” possono rappresentare delle restrizioni e, quindi, apparentemente non essere accettati dai bambini, dall’altro sono dei veri e propri “cancelli” che li proteggono e li fanno sentire sicuri. Contrariamente a quanto possiamo immaginare, i bambini desiderano ricevere dai genitori dei “no”: i limiti, se ragionevoli e contestualizzati, aiutano il bambino a sviluppare le proprie risorse ed a tollerare la frustrazione. Il sentirsi dire “no” da parte di genitori autorevoli permette inoltre al figlio di accettare il limite impostogli senza che questo crei in lui la paura che il rapporto con il genitore venga pregiudicato.

Vorrei però richiamare l’attenzione su un altro aspetto, sempre relativo ai “no”, trattato da Paola: il nostro dire di “no” insegnerà ai nostri figli il coraggio di dire di “no” a loro volta a richieste che considerano sbagliate, inopportune e scorrette generando in loro la capacità di auto protezione!

Operativamente, dare dei limiti con uno stile autorevole significa esprimere le regole:

  1. in modo prevalentemente positivo, dando meno divieti (non urlare) e più permessi (puoi parlare piano) e ciò perché i divieti generalmente innescano maggiormente il fascino della trasgressione.
  2. con dolcezza, fermezza e sintesi, senza attribuzioni negative sul bambino (sei il solito ….. assomigli proprio a …….) e solo contenendo le informazioni pertinenti;
  3. fornendo indicazioni concrete e non concetti astratti (anche solo la frase “metti  tutto in ordine”, presuppone il concetto astratto di ordine che è molto difficile che un bambino abbia; sarebbe meglio specificare cosa il bambino deve fare, ad esempio mettere tutti i giocattoli dentro il contenitore);
  4. attraverso un elenco di priorità e di flessibilità in numero però limitato;
  5. nei momenti piacevoli, quindi, quando si sta bene e non solo quando c’è un comportamento negativo che rende la percezione della regola sempre sgradevole;
  6. con coerenza. Questo ultimo punto merita particolare attenzione perché riguarda più ambiti. Nel rapporto tra genitori ad esempio è molto frequente che si adottino stili educativi diversi e, quindi, dinnanzi alla medesima situazione mamma e papà si comportino in modo differente, anche contrastante con la conseguenza che il bambino si rivolgerà, a seconda della propria convenienza, ad un genitore piuttosto che l’altro ad esempio per ottenere o fare qualcosa. Per ovviare a ciò si dovrebbe riuscire ad individuare delle regole base, definite in modo chiaro, valevoli per tutti i membri della famiglia in modo da trasmettere una linearità di comportamento dei genitori nei confronti del figlio. Uguale discorso vale nel rapporto tra genitore e agenzie educative quali la scuola.

Altro aspetto più soggettivo della coerenza riguarda, invece, il rapporto genitore – figlio: quello che noi chiediamo e/o pretendiamo dai nostri figli non deve poi essere disatteso da noi stessi.

Per finire un breve cenno alle c.d. punizioni (effettivamente sarebbe più corretto parlare di conseguenze). Le punizioni sono efficaci solo se aiutano il bambino ad imparare promuovendo il suo sviluppo, diversamente non servono a nulla. Tale finalità si raggiunge se la punizione è correlata a ciò che il bambino ha combinato.

Un esempio pratico: se il bambino dovesse rompere volutamente un vaso, non sarebbe né corretto né utile castigarlo attraverso la privazione dell’uso della televisione per un certo numero di giorni poiché non c’è alcuna correlazione tra ciò che il bambino ha combinato e la punizione inflitta.

Ringrazio Paola, Suor Eddi, Suor Roberta, Suor Caty e le Maestre tutte, per il tempo dedicato al fine di fornire ai bambini ed a noi genitori, una seria opportunità di crescita, obiettivo certamente raggiungibile anche attraverso il necessario ed utile confronto derivante dal “lavoro di gruppo”.

Ringrazio infine il servizio di baby sitting che, intrattenendo vari bimbi, tra cui anche Vittorio, ha permesso a molti genitori, in particolare a me e Stefano, di essere entrambi presenti!

Francesca

UNO… UNO… OTTO…

È stato un vero regalo per tutti noi, partecipare alla serata di PRIMO SOCCORSO PEDIATRICO.

A volte si vorrebbe parlare d’altro, ma la partecipazione così numerosa ha testimoniato l’interesse e la necessità di approfondire questi argomenti.

Non resta allora che ringraziare chi ha animato questo incontro e sperare che anche l’anno prossimo si possa ripetere tale esperienza.

 

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