Educare alla Vita Buona del Vangelo

L’articolo che segue rimarrà sempre disponibile nella sezione La Voce dei Pastori

Tentativo di sintesi
a cura di don Danilo Zanella


I nostri Vescovi hanno fatto dono alla Chiesa italiana gli orientamenti pastorali per il prossimo decennio.  “Educare alla vita buona del Vangelo”: significa, farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro, che non cessa di educare a una umanità nuova e piena. Egli parla sempre all’intelligenza e scalda il cuore di coloro che si aprono a lui e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della bellezza del Vangelo.

Ciò è confermato dalla Sacra Scrittura: «Egli lo trovò in una terra deserta, lo allevò, lo custodì come la pupilla del suo occhio, lo sollevò sulle sue ali (Dt 32,10s). La guida di Dio, in tutta la sua forza e tenerezza, si è fatta definitivamente visibile in Gesù di Nazaret, il pastore le cui orme guidano al cielo.

Tra i compiti affidati dal Maestro alla Chiesa c’è la cura del bene delle persone, nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente. Ciò comporta la specifica responsabilità di educare al gusto dell’autentica bellezza della vita. Vigilanti di fronte a una corrente fredda che scuote gli spazi classici della famiglia e della scuola. Consci che la  radice della crisi dell’educazione sta infatti una crisi di fiducia nella vita» «Anima dell’educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile» (Spe salvi,1).

Il “mondo che cambia: provoca la fede e la responsabilità dei credenti. Mentre sperimentiamo le difficoltà …non ci scoraggiamo, sapendo di poter contare su una “riserva escatologica” alla quale attingere: la speranza che non delude (cfr Rm 5,5).

Quali i nodi della cultura che influiscono sull’educazione?

  • l’eclissi del senso di Dio e l’offuscarsi della dimensione dell’interiorità,
  • l’incerta formazione dell’identità personale,
  • le difficoltà di dialogo tra le generazioni,
  • la separazione tra intelligenza e affettività.

Le persone fanno fatica a dare un senso all’esistenza – Ne sono sintomi:

  • il disorientamento, il ripiegamento su se stessi e il narcisismo,
  • il desiderio insaziabile di possesso e di consumo,
  • la ricerca del sesso slegato dall’affettività e dall’impegno di vita,
  • l’ansia e la paura, il diffondersi dell’infelicità e della depressione.
  • Il mito dell’uomo “che si fa da sé”.

Urge una spiritualità profonda atta a contrastare l’assimilazione passiva di modelli ampiamente divulgati e di superarne l’inconsistenza, promuovendo la capacità di pensare, ancorandoci nella sapienza della Chiesa. Infatti, gli Atti degli Apostoli descrivono la vita della Chiesa e la sua crescita nella fede: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere (At 2,42-47). Ascolto assiduo della parola di Dio, celebrazione liturgica e comunione nella carità sono, le dimensioni costitutive della vita ecclesiale.

La chiesa educa in quanto madre, grembo accogliente, comunità di credenti in cui si è generati come figli di Dio. Sant’Agostino: «Oh Chiesa cattolica, oh madre dei cristiani … tu educhi ed ammaestri tutti: i fanciulli con tenerezza infantile, i giovani con forza, gli anziani con serenità, ciascuno secondo l’età, secondo le sue capacità non solo corporee ma anche psichiche”.

La passione educativa è una vocazione, costruita sul rapporto educatore ed educando. Entrambi sono chiamati a mettersi in gioco, a correggere e a lasciarsi correggere, a modificare e a rivedere le proprie scelte. Il processo educativo è efficace quando due persone si coinvolgono profondamente, rifuggendo dall’autoritarismo che soffoca la libertà e dal permissivismo che rende insignificante la relazione.

Formare alla Vita secondo lo Spirito

  • Lo Spirito forma il cristiano secondo i sentimenti di Cristo, guida alla verità tutta intera, illumina le menti, infonde l’amore nei cuori.  I santi rivelano con la loro vita l’azione potente dello Spirito. Ogni cristiano è chiamato a seguirne l’esempio, cogliendo il frutto dello Spirito, che è «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22).

Da qui il grande valore dell’accompagnamento spirituale personale, compito delicato che richiede profonda esperienza di Dio e intensa vita interiore. La nostra azione educativa deve «riproporre a tutti con convinzione questa ‘misura alta’ della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione» Merita particolare rilievo l’educazione alla vita affettiva. È urgente accompagnare i giovani nella scoperta della loro vocazione con una proposta che sappia presentare e motivare la bellezza dell’insegnamento evangelico sull’amore e sulla sessualità umana, contrastando il diffuso analfabetismo affettivo …Particolare cura richiede la formazione al matrimonio cristiano e alla vita familiare. Questo percorso dovrà continuare anche mediante gruppi di sposi e di spiritualità familiare

Quali le dimensioni dell’azione educativa?

a) Dimensione missionaria Riceverete la forza dallo Spirito Santo che

scenderà su di voi e di me sarete testimoni fino ai confini della terra(At 1,8).

b)  La dimensione ecumenica e dialogica. Lo Spirito è principio di unità: «un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati» (Ef 4,4). Egli unisce intimamente in Cristo tutti i battezzati; ispira l’incontro tra le diverse confessioni cristiane, incoraggia il dialogo con i credenti di altre religioni.

c) La dimensione caritativa e sociale. Con la sua opera educativa la Chiesa intende essere testimone dell’amore di Dio

  • nell’offerta di se stessa; nell’accoglienza del povero e del bisognoso;
  • nell’impegno per un mondo più giusto, pacifico e solidale;
  • nella difesa coraggiosa e profetica della vita e dei diritti di ogni donna e di ogni uomo, in particolare di chi è straniero, immigrato ed emarginato;
  • nella custodia e nella salvaguardia del creato.

d) La dimensione escatologica. L’educazione cristiana orienta la persona verso la pienezza della vita eterna. È lo Spirito che «attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria» (Rm 8,16-17).

Un desiderio che trova risposta

Una delle prime pagine del Vangelo di Giovanni ci aiuta a ritrovare alcuni tratti essenziali della relazione educativa tra Gesù e i suoi discepoli…

«Che cosa cercate?» (1,38): suscitare e riconoscere un desiderio.

È la domanda che Gesù rivolge a chiunque desideri stabilire un rapporto con lui:

I due discepoli gli domandano: «Maestro, dove dimori?». Prende avvio, così, una relazione profonda e stabile con Gesù, racchiusa nel verbo “dimorare”.

«Venite e vedrete» (1,39): il coraggio della proposta.

Gesù rivolge un invito esplicito («venite»), a cui associa una promessa («vedrete»). Ci mostra, così, che per stabilire un rapporto educativo occorre un incontro che susciti una relazione personale: non si tratta di trasmettere nozioni astratte, ma di offrire un’esperienza da condividere.

«Rimasero con lui» (1,39): accettare la sfida.

Accettando l’invito di Gesù, i discepoli si mettono in gioco decidendo d’investire tutto se stessi. La relazione educativa esige pazienza, gradualità, reciprocità. Non è fatta di esperienze occasionali. Ha bisogno di stabilità E impegno duraturo.

«Signore, da chi andremo?» (6,68): perseverare nell’impresa.

Molti si erano scoraggiati… Gesù, pone ai Dodici una domanda sferzante: «Volete andarvene anche voi?» (6, 67). La relazione con Gesù non può continuare per inerzia. Ha, bisogno di una rinnovata decisione: «Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (6, 68-69).

«Signore, tu lavi i piedi a me?» (13,6): accettare di essere amato.

Nel Cenacolo,  la relazione di Gesù con i discepoli vive un decisivo passaggio  Pietro fa fatica ad accettare di essere in debito: Nell’atto di essere “lavato” da Cristo, Pietro intuisce di dovergli tutto.

«Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (13,34):

vivere la relazione nell’amore. Gesù consegna il suo testamento, il comandamento dell’amore fraterno (cfr 13,34-35; 15,9-11).. Tre sono le sue caratteristiche:

  • l’estrema dedizione («Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici»: 15,13);
  • la familiarità confidente («tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi»: 15,15);
  • la scelta libera e gratuita («Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi»: 15,16).

Un incontro che genera un cammino: «Cristiani si diventa, non si  nasce» (Tertulliano ).  L’uomo non si dà la vita, ma la riceve. Il bambino impara a vivere guardando ai genitori e agli adulti. L’apporto di padre e madre, ha un influsso decisivo nella vita dei figli. L’educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene.

La passione educativa è una vocazione, che si manifesta come un’arte sapienziale acquisita nel tempo. Infatti è frutto di esperienza e di competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. Impegnandoci a servire nella gratuità, ricordando che «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7).

Tali esperienze si rivelano decisive per l’elaborazione del proprio orientamento vocazionale: il matrimonio e la famiglia, il sacerdozio ministeriale, le varie forme di consacrazione, l’impegno nella professione, nella cultura e nella politica. Da uomini e donne di speranza, illuminati dalla fede nel nostro Maestro, noi abbiamo buone ragioni per ritenere di essere alle soglie di un tempo opportuno per nuovi inizi.

I Santi, grandi Educatori

L’azione di questi grandi educatori si fonda sulla convinzione che occorra «illuminare la mente per irrobustire il cuore… l’educazione è cosa del cuore, Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte e non ce ne mette in mano la chiave» (don Bosco).

Quali i tratti fondamentali di una efficace azione educativa?

  • l’autorevolezza dell’educatore, la centralità della relazione personale,
  • una visione di fede che dà fondamento alla ricerca di senso
  • la formazione integrale della persona,
  • la corresponsabilità per la costruzione del bene comune.
  • suscitare e sostenere una nuova generazione di cristiani che si dedichi all’opera educativa, come scelta di vita con la passione per i ragazzi e i giovani
  • Capace di far loro proposte esigenti anche in contrasto con la mentalità corrente.
  • Particolare importanza assume la formazione dei seminaristi come educatori.

La parrocchia, favorisce:

  • è vicina al vissuto delle persone e agli ambienti di vita, rappresenta la comunità educante più completa in ordine alla fede.
  • luogo dello scambio e il confronto tra le diverse generazioni;
  • dialoga con le istituzioni locali e costruisce alleanze educative
  • è animata dal contributo di educatori, animatori e catechisti, autentici testimoni di gratuità, accoglienza e servizio.

La formazione di tali figure costituisce un impegno prioritario per la comunità parrocchiale, attenta a curarne, insieme alla crescita umana e spirituale, la competenza teologica, culturale e pedagogica.

Educare in famiglia è oggi un’arte difficile. Molti genitori soffrono un senso di solitudine, di inadeguatezza e d’impotenza. Padri e madri faticano a proporre ragioni profonde per vivere e, a dire dei “no” con l’autorevolezza necessaria.Occorre ritrovare la virtù della fortezza . La famiglia è forte e fragile. Molto pesanti sono anche i condizionamenti esterni:

  • il sostegno inadeguato al desiderio di maternità e paternità,
  • la difficoltà a conciliare l’impegno lavorativo con la vita familiare,
  • il numero crescente delle convivenze, delle separazioni e dei divorzi,
  • gli ostacoli di un quadro economico, che scoraggia la procreazione.
  • il diffondersi di stili di vita che rifuggono da legami affettivi stabili
  • voler equiparare alla famiglia forme di convivenza tra persone dello stesso sesso.

Un ruolo educativo particolare è riservato nella Chiesa alla Vita Consacrata. Prima ancora che per attività specifiche, essa rappresenta una risorsa educativa all’interno del popolo di Dio per la sua indole escatologica. In quanto caratterizzata da una speciale configurazione a Cristo casto, povero e obbediente, costituisce una testimonianza fondamentale per tutte le altre forme di vita cristiana, indicando la meta ultima della storia in quella speranza che sola può animare ogni autentico processo educativo. Gli istituti di vita consacrata, poiché spesso sono composti da membri provenienti da altri Paesi, possono favorire la comunione tra le diverse Chiese particolari e la loro apertura alla mondialità.

Mediante l’evangelizzazione e la catechesi, la liturgia e la preghiera, la vita di comunione nella carità, essa offre gli elementi essenziali del cammino del credente verso la pienezza della vita in Cristo.

La catechesi, ha come sua specifica finalità «non solo di trasmettere i contenuti della fede, ma di educare la ‘mentalità di fede’, di iniziare alla vita ecclesiale, di integrare fede e vita».

La liturgia è scuola permanente di formazione attorno al Signore risorto… Tra le numerose azioni svolte dalla parrocchia, «nessuna è tanto vitale o formativa della comunità quanto la celebrazione domenicale del giorno del Signore e della sua Eucaristia»

La carità educa il cuore dei fedeli e svela agli occhi di tutti il volto di una comunità che testimonia la comunione, impara a riconoscere la presenza di Dio nell’affamato e nell’assetato, nello straniero e nel carcerato, nell’ammalato e in ogni bisognoso. Vanno incentivate proposte educative e percorsi di volontariato adeguati all’età e alla condizione delle persone

L’oratorioAssociazioni e Movimenti ecclesiali

L’oratorio esprime il volto e la passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: sport, musica, teatro, gioco. I Movimenti offrono  esperienze significative per l’azione educativa. In esse i fedeli di ogni età e condizione sperimentano la ricchezza di autentiche relazioni fraterne; si formano all’ascolto della Parola; maturano la capacità di testimoniare con efficacia il Vangelo nella società. Tra queste realtà, occupa un posto specifico e singolare l’Azione Cattolica

Nel mondo senza essere ‘del’ mondo”: educare alla cittadinanza responsabile. Appare necessaria una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, anche rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico. Una cura particolare andrà riservata al servizio civile e alle esperienze di volontariato in Italia e all’estero. Si dovrà sostenere la crescita di una nuova generazione di laici cristiani, capaci di impegnarsi a livello politico con competenza e rigore morale.

Una preghiera finale: Maria, Amante della vita, preserva le nuove generazioni dalla tristezza e dal disimpegno. Rendile per tutti noi sentinelle di quella vita che inizia il giorno in cui ci si apre, ci si fida e ci si dona. Amen.

 

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