Togliamo il Disturbo

DALLA PARTE DI CHI ERA PRESENTE ALL’INCONTRO …
di formazione per genitori

“Togliamo il disturbo”
Educarci all’osservazione e all’attenzione delle potenzialità dei bambini

Incontro con Paola Ornaghi (11 aprile 2013)

ALCUNE RISONANZE

Quando ho visto Alessandra in pigiama alle 7 di sera ho capito subito il messaggio… la giornata è stata dura e forse stasera vado io all’incontro…

Devo dire la verità. È stato per me un incontro molto interessante, ricco di stimoli, idee nuove (almeno per un papà…) e anche qualche “pillola” per la vita quotidiana….
Non sarei in grado di riproporre un riassunto dell’incontro, e se lo facessi rischierei di commettere qualche magistrale errore psico-pedagogico, che potrebbe portare qualche mamma a ritirare il proprio bimbo dalla scuola…
Per questo lascio agli assenti interessati il compito di chiedere un po’ di materiale alla brava relatrice, Paola Ornaghi, che sarà sicuramente disponibile…
Mi limiterò in queste righe a condividere solo alcune risonanze sparse che mi hanno (e ci hanno come coppia) accompagnato nei giorni seguenti l’incontro…

Ma che abbia un problema?
Dorme troppo! Dorme troppo poco! Non mangia! Non capisce! È iperattiva! È troppo lento! È distratta! Chi le ha insegnato a essere così aggressiva? Ma che disordinato! (seguito, di solito, da “tutto sua madre!”)…

Quante volte ci siamo fatti domande di questo tipo (a torto o a ragione) riguardo ai nostri bambini, per capire se c’è qualcosa che non va in loro…
Durante l’incontro, mi è piaciuto capire qual è la differenza tra difficoltà di apprendimento (e sentirsi dire che tutti i bambini ne passano…) e disturbo di apprendimento (per capire quando dobbiamo alzare tutte le antenne per ascoltare con maggiore attenzione cosa ci stanno dicendo i nostri figli).
Mi è piaciuto cambiare prospettiva, attraverso alcune attività pratiche proposte da Paola, per capire che i bambini hanno una percezione delle cose che può essere molto diversa dalla nostra e mettersi maggiormente in ascolto è la prima cosa da fare per capirne i problemi.

Accrescere l’autostima
“Sei il bambino più bello del mondo!” ha detto una volta un adulto a mio figlio; accortosi poi che il suo interlocutore non sembrava proprio convinto… “Beh, almeno del Veneto!”

L’autostima come motore dell’apprendimento è un concetto veramente forte, se ci pensiamo. Significa che il quoziente d’intelligenza non è il metro per valutare le potenzialità di una persona. Chi ha fatto cose importanti nella sua vita non era necessariamente dotato fin da bambino, ma piuttosto sono state le relazioni vissute e l’autostima che hanno creato le basi per il suo successo. È chiaro che, se intelligenza e apprendimento non dipendono solo dalla genetica, non possiamo più dire che nostro figlio “xè na soca!” (“ceppo di legno”, ndr) senza mettere in discussione anche il nostro rapporto con lui…

I giochi di ruolo
Se conosco “Second Life”? Certo che sì!
…direi mi manca solo questo per riempire le mie giornate! 🙂

Si diceva all’incontro che siamo naturalmente portati a crearci dei ruoli, a giocare ad avere un ruolo nelle nostre relazioni. Questo ruolo non è autentico (non dice la verità della persona) e, di fatto, svaluta il nostro essere in relazione. Tuttavia darsi un ruolo e cambiarlo all’occasione ci viene molto facile, soprattutto quando educhiamo qualcuno. Gli psicologi suddividono questi ruoli in tre categorie: il persecutore (“Fai i compiti altrimenti basta TV per una settimana!”), il salvatore (“Se non ci fossi io che ti aiuto con i compiti …”) e la vittima (“Non ce la faccio più con i tuoi compiti mi fai impazzire”).
Ultimamente nostra figlia di due anni e mezzo si diverte a fare il verso a noi genitori e alla maestra del nido, spiegandoci (con un suo tocco originale per la verità…) come si deve preparare la tavola, come bisogna raccontare le storie, soprattutto come rimproverare chi si comporta male… I nostri ruoli sono svelati. I bambini ci beccano sempre!

“Pillole” per la vita quotidiana
In pratica, come fare per non crearci dei ruoli non autentici? O meglio, come stare con i nostri bambini per aiutarli veramente nell’apprendimento?

Per fortuna sono arrivati alcuni consigli pratici. Ne cito brevemente alcuni tra quelli che mi hanno più colpito:

  • non vale tanto il contenuto, ma l’intensità con cui è trasmesso
  • cerchiamo sempre di far capire ai nostri bambini perché facciamo qualcosa
  • è importante creare collegamenti e connessioni, utilizzando anche i ricordi
  • usiamo coi bambini un vocabolario ricco, perché li fa crescere
  • una buona risposta non è esauriente, ma suscita un’altra domanda
  • non ingabbiamoli in definizioni di comportamento (che ci parla invece dei loro bisogni)
  • una lode per un risultato accompagnata da una coccola vale di più
  • lanciamo sfide ai nostri piccoli, che siano alte e al tempo stesso raggiungibili

A conclusione, mi manca solo da condividere una considerazione che ho fatto guardando il nutrito gruppo di genitori presenti all’incontro (non c’erano quasi più sedie disponibili…).
Questi incontri sono sicuramente impegnativi da preparare, e non tutte le scuole possono farne o si impegnano per organizzarne, ma è proprio un bene per noi genitori approfittarne.
E anche se qualche volta siamo tentati dal pigiama, per fortuna siamo in due…

Vi saluto e Tolgo il disturbo

Papà Michele

P.S.: per non mettere in crisi chi non era presente (e la sua autostima), non ho citato gli effetti speciali che ci hanno accompagnato durante l’incontro, ma per chi volesse prendersi un po’di tempo per sé, ne vale proprio la pena…

 

 

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